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Unità Operative Primo Intervento

Il giorno 29 maggio si è svolto un incontro presso il Dipartimento di P.S. per discutere gli aspetti organizzativi e funzionali, contenuti in una scheda informativa trasmessa dall’Amministrazione ai sindacati, concernente la ricollocazione funzionale delle Unità Operative di Primo Intervento (UOPI).

La riunione si è svolta tra una delegazione dell’Amministrazione guidata dal Vice Capo della Polizia con funzioni vicarie Prefetto Luigi Savina, dal Direttore Centrale Anticrimine Prefetto Vittorio Rizzi, dal Direttore Centrale per l’Immigrazione Prefetto Massimo Bontempi, dal Direttore del Servizio Controllo del Territorio Dr. Maurizio Vallone, dal Direttore del Servizio Sovrintendenti, Assistenti ed Agenti della Direzione Centrale per le Risorse Umane Dr.ssa Tiziana Terribile e dal Direttore dell’Ufficio per le Relazioni Sindacali Vice Prefetto Maria De Bartolomeis.

L’incontro si è svolto a seguito della richiesta delle scriventi OO.SS. di esame congiunto al fine di poter meglio enucleare le questioni sul contenuto dell’informazione preventiva, nell’esclusivo interesse dei poliziotti e a conferma della decisione che determinò la nascita delle UOPI. Secondo l’informazione ricevuta, le UOPI, oggi incardinate nell’ambito delle questure delle provincie ove sono state istituite, saranno imperniate nei Reparti Prevenzione Crimine già operanti nei vari territori con la previsione di “Unità distaccate”.

Ciò determinerebbe la diretta dipendenza della Direzione Centrale Anticrimine – Servizio Controllo del Territorio – che ne disporrà l’impiego secondo le richieste che i vari Questori dovranno inoltrare per il tramite della Segreteria del Dipartimento. Per quanto attiene alle UOPI istituite presso gli aeroporti, le stesse resteranno incardinate nell’ambito degli uffici di Polizia di Frontiera ove attualmente operano e dipenderanno dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere.

È indubbio che, di fatto, da una siffatta organizzazione, ci saranno due UOPI che, dipendendo da due Direzioni Centrali diverse, opereranno in modo diverso senza escludere, a nostro avviso, la possibilità che in futuro potranno essere destinatarie di diversi trattamenti economici. A conferma di tale ipotesi, nella stessa informazione preventiva, l’Amministrazione prevede un esplicito passaggio che statuisce la necessità di fare un momento di sintesi al fine di avere modelli operativi di intervento omogenei.

Tale ipotesi conferma il dubbio espresso in sede di incontro sul fatto che le UOPI potranno anche diversificarsi sempre più nel corso del tempo andando a strutturare due segmenti che in comune potranno avere solo il nome. Non solo. Nessuna rassicurazione è stata fornita sul rischio di trovarsi di fronte a diversi trattamenti economici pur trattandosi di articolazioni nate con la stessa norma e per le stesse finalità. Ad aggravare il clima di totale incertezza del destino di queste squadre, nonostante l’Amministrazione attraverso tutti i suoi rappresentanti presenti abbia cercato di dare rassicurazioni a quesiti specifici come quello del trattamento economico spettante, vi è il cambio sostanziale della loro mission che questa operazione di ricollocazione prevede.

Infatti, mentre nel precedente atto costitutivo si affermava che le UOPI venivano istituite per creare gruppi di primo e veloce intervento in caso di attacchi terroristici, oggi la loro finalità relativamente a tale ambito risulta solo residuale in quanto il primario compito che gli viene attribuito è quello dell’intervento in situazione di criticità attinenti all’ordine e alla sicurezza pubblica anche con riferimento ad attentati terroristici. Ciò, ad avviso delle scriventi OO.SS. significa che l’impiego prevalente di questi Colleghi sarà sul versante dell’ordine e della sicurezza pubblica e solo in caso residuale anche per fronteggiare attacchi terroristici.

E che il cambio di mission sia evidente e voluto, come rappresentato con ferma condanna da parte delle scriventi OO.SS., lo dimostra il fatto che rispetto al progetto originario della loro istituzione – che prevedeva un “work in progress” con il primo step che istituiva 20 squadre UOPI nelle città ritenute più a rischio e step successivi che avrebbero dovuto creare la stessa unità in tutti i capoluoghi di provincia – oggi con la nuova informazione preventiva, che prevede come detto il passaggio funzionale e gestionale di tali unità sotto il Servizio Controllo del territorio, si è sancito che nelle restanti provincie le UOPI non saranno più costituite.

A conferma di tale dubbio, puntualmente rappresentato alla delegazione dell’Amministrazione, ci è stato risposto che con questa nuova impostazione nei restanti capoluoghi di provincia non saranno più istituite le altre UOPI in quanto il territorio è stato suddiviso con l’Arma dei Carabinieri (che successivamente all’istituzione delle nostre UOPI hanno creato nuclei analoghi presso le loro strutture) che coprirà tutto il restante territorio ove le squadre non saranno più istituite. Questa scelta, per le implicazioni gravi che comporterà a livello operativo oltre che sperequativo ai danni sia dei Colleghi che già operano nelle UOPI sia per quelli che ambiranno ad andarci, è stata in modo fermo condannata e avversata dalle scriventi OO.SS. anche perché tradisce lo spirito e il progetto iniziale che era stato presentato e rispetto al quale il sindacato aveva dato il proprio assenso considerata la portata complessiva dello stesso.

Le scriventi OO.SS., infatti, ponendo l’accento, con forza, sulla centralità dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, che è l’unica che risponde di quanto accade sul proprio territorio di competenza, e sulla loro necessità di poter disporre immediatamente di questi professionisti, che l’Amministrazione nel corso della riunione ha definito specializzati ma non specialisti come gli operatori NOCS, contro il parere delle scriventi OO.SS. che invece hanno rivendicato una collocazione simile agli specialisti come i Cinofili, gli artificieri o i tiratori scelti con tutto quello che ciò comporta in termini non solo di formazione e aggiornamento ma anche di equipaggiamento e di trattamento economico. E’ stato sottolineato, come qualora ci fosse una minaccia terroristica, la nuova procedura che prevede l’impiego delle UOPI sia lunga e farraginosa al pari di quella per l’intervento del NOCS.

Non è stato sottaciuto infatti come la ratio del passaggio delle UOPI ai Reparti Prevenzione sottende, da quanto emerge, una diversa logica d’intervento puntando probabilmente su profili d’intervento centralizzato e con riferimento alle problematiche inerenti l’ordine e la sicurezza pubblica che diventa preminente rispetto la problematica di pericoli di matrice terroristica. Infatti, si è posto l’accento sulla farraginosità delle procedure d’intervento che dovrebbero seguire una precisa scala gerarchica partendo dal Questore, che rappresenta le esigenze in qualità di Autorità Provinciale di PS territorialmente competente alla Segreteria del Dipartimento, la quale, valutata la richiesta, disporrebbe l’impiego operativo delle UOPI istituite presso i Reparti Prevenzioni attraverso la DAC, che a sua volta provvederebbe alla conseguente pianificazione degli interventi.

Meglio per le UOPI istituite presso gli uffici di frontiera, le quali assicurano in via esclusiva l’integrazione dei dispostivi di sicurezza aeroportuale e di vigilanza, che potrebbero essere impiegate su richiesta dei Questori dei territori limitrofi all’aeroporto ove insistono, sempre con la stessa farraginosa procedura che abbiamo innanzi riferito, su disposizione della Segreteria del Dipartimento per il tramite della Direzione Centrale dell’immigrazione e delle Frontiere. In sintesi, a parere delle scriventi OO.SS., il nuovo modello organizzativo proposto ricalca esattamente quello delle unità operative dei Reparti Prevenzione Crimine che, come noto, sono un settore istituito per rafforzare la capacità operativa della Polizia di Stato in determinati condizioni di grave allarme criminale ma non certamente per fronteggiare il primo intervento che, nel caso specifico, ricade sulle Volanti e sugli uffici operativi insistenti su quel territorio.

Per tali motivi, pur pronunciandosi favorevolmente ad un eventuale passaggio delle UOPI sotto il profilo funzionale ma sul modello dei Reparti Speciali, con tutti i benefici anche economici riconosciuti ai Colleghi che operano alle dipendenze funzionali, abbiamo espresso contrarietà alla generalizzazione della professionalità dei Colleghi delle UOPI e all’introduzione di un meccanismo che non consentirà il loro intervento nel modello previsto alla loro istituzione.

Oltre a quanto già rappresentato, al fine di evidenziare anche l’ulteriore danno che si farebbe a questi Colleghi con una siffatta organizzazione, abbiamo evidenziato le gravi incongruenze giuridiche che tale progetto fa emergere. Ci riferiamo in sostanza alla strana posizione in cui gli stessi verrebbero a trovarsi secondo le indicazioni contenute nel progetto. In primis si è affrontato la questione della sede e della mancata previsione dell’attribuzione dell’indennità di O.P. fuori sede. Il trasferimento di questi Colleghi presso i Reparti Prevenzione Crimine (alcuni distanti anche centinaia di chilometri), con il rischio che in qualsiasi momento l’Amministrazione potrebbe richiamarli a far rientro presso la sede di servizio principale senza dover giustificare la scelta che opera, atteso che rientrerebbe nell’ambito del proprio potere di autorganizzazione, si trasforma in vera e propria beffa quando si prevede che presso le attuali sede RPC, siano costituite “sedi distaccate” in forma aleatoria senza indicare i locali, gli organici e le responsabilità che incombono su chi ne è responsabile, attesa ad esempio, la normativa sulla sicurezza sui luoghi del lavoro. Non è chiaro, né è stato chiarito, a quale ufficio andranno sottratti gli spazi da destinare ai nuovi uffici distaccati UOPI (Questure, Uffici delle Specialità od altro) e chi, in qualità di Datore di Lavoro, ad esempio, dovrà stilare il relativo Documento di Valutazione del Rischio.

È stato chiesto all’Amministrazione, durante i vari interventi, che ai colleghi delle UOPI, eventualmente, movimentati in altra sede, in altre parole in un diverso comune, fosse garantito il diritto alle indennità, normativamente previste, in virtù del fatto che, secondo noi, si configurerebbe un trasferimento d’ufficio. È indispensabile, secondo noi, la conservazione dell’anzianità di servizio maturata durante il servizio svolto nella precedente sede ai fini della movimentazione a domanda. Si è sottolineato che al personale delle UOPI debba essere garantita un’adeguata e uniforme formazione, costante e cadenzata, con riferimento anche all’addestramento al tiro e alle tecniche operative, prevendendo la possibilità di un mantenimento atletico anche con convenzioni con palestre.

Le scriventi Organizzazioni Sindacali hanno anche evidenziato come alle UOPI debba essere riconosciuta la quotidiana indennità di ordine pubblico in attesa di una specifica indennità da determinare come, tra l’altro, già promessa al personale durante le prime fasi istitutive dalla stessa Amministrazione e che la stessa indennità debba essere armonizzata e partecipata anche agli equipaggi delle Squadre Volanti operanti sullo stesso territorio.

Un discorso a parte e quindi una particolare attenzione è stata rivolta all’urgenza di individuare degli idonei locali per consentire alle UOPI e a tutto lo specifico materiale che li caratterizza una giusta e normativamente dovuta “location” sia all’interno dei Reparti Prevenzioni che presso le sedi distaccate.

Sempre nel corso dell’incontro si è chiesto di specificare in modo chiaro e senza possibilità d’interpretazioni il periodo che dovrebbe intercorrere tra i periodi di aggiornamento indicando, senza nessuna successiva valutazione, in modo certo l’impiego del personale risultato momentaneamente inidoneo. È stato chiesto di manifestare, in modo netto, il concetto d’inidoneità che chiaramente è da intendersi, solo ed esclusivamente, per il mantenimento della qualificazione UOPI. Particolare attenzione è stata data all’età massima per l’accesso alle selezioni chiedendo che sia modulata in riferimento all’età media dei diversi ruoli, sempre sentito il parere della Direzione Centrale di Sanità. Nel contemperare sia l’investimento formativo dell’Amministrazione e sia la libertà dei poliziotti è stato chiesto di considerare se sia ancora attuabile il vincolo degli anni, che per i nuovi colleghi delle UOPI sarà elevato a quattro anni, e di specificare l’eventuale limite di età per fuoriuscire dalle UOPI considerando, tra l’altro, l’usura fisica con riferimento anche al peso enorme del materiale che compone l’operatività. Si è anche ricordato con riferimento alle stagioni concorsuali, la necessità di consentire ai colleghi la partecipazione ai vari corsi di specializzazione in modo tale da consentire loro l’acquisizione di un punteggio che potrebbe servire proprio nei concorsi.

L’Amministrazione, preso atto delle sollecitazioni manifestate dalle scriventi Organizzazioni Sindacali, pur precisando che alcune informazioni sono state secretate e pur riservandosi su alcune delle problematiche esposte, ha comunque rappresentato che sarà fatta un’attenta riflessione a proposito delle eventuali problematiche che potrebbero insorgere a causa della dipendenza delle UOPI in due diverse Direzioni Centrali. I colleghi selezionati, saranno inquadrati come operatori qualificati e che, in caso di trasferimento ad altra sede, sarà attribuita al personale l’indennità prevista dalla normativa vigente, affermando la favorevole indicazione nei confronti di eventuali richieste. L’Amministrazione ha, quindi puntualizzato che sarà fatta una riflessione inerente, la questione dell’impiego del personale che dovesse essere momentaneamente non idoneo alle attività delle citate Unità Operative a seguito dei previsti corsi di aggiornamento.

Roma, 31 maggio 2018                  La Segreteria Nazionale

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